Qualche mese
fa è venuto a trovarmi a Ibiza Christopher Tasti, Campione del Mondo di Kite
2000, e siamo stati per tutta una notte a studiare le posibilita di
traversare
il deserto del Sahara in Kite. Decidemmo di usare un mountainboard, che ricorda
di più l’andatura in Kitesurf. Entrambi ne siamo appassionatissimi anche se,
ovviamente, il livello die Christo è altíssimo.
Abbiamo fatto una prima Conferenza Stampa a Parigi, durante il Salone Náutico, nel dicembre 2003, e, visti i risultati entusiastici, abbiamo deciso di farlo in primavera, sperando nel frattempo di trovare un appoggio di vari sponsor.
Christo ha trovato l’appoggio di Gaastra Kite e di Flysurf.com ed io quello immenso di Red Bull oltre a Traxbay (abbigliamento da beach boy!), Bollé, Bump & Jump, Ultimate Stack, Lorpen, Pagesa, Korhispana e kite Wipika con la 5ª linea di sicurezza.
L’avventura è slittata a dopo l’estate, per mettere insieme i vari materiali, studiare bene le mappe della Mauritania e del Senegal, trovare una equipe televisiva ed una fotografica per poi divulgare la nostra aventura ad un numero impressionante di media, creare una pagina web (opera esclusiva di Greg, il genio dei computer) ed altre infinite cose.
I primi problemi, all’aereoporto di partenza per l’eccesso di equipaggio. Ci hanno penalizzati all estremo, senza voler sentir ragione.
Giorno 1:
Siamo arrivati molto presto nella capitale della Mauritania Nouakchott, per avere il tempo di lasciarci alle spalle questa città africana, dove vivono nomadi e commercianti e dirigerci ad Ovest, prima che il sole picchi troppo forte.
Ci siamo subito diretti verso il deserto a Sud, perchè abbiamo molta voglia di vedere la costa e le grandi onde dell’Oceano Atlántico. Surfare le onde con il Kitesurf è la cosa più spettacolare del mondo e mi ci sto adattando molto bene, con la mia nuova tavola Mutant.
Poi,
cambiando rotta, ci dirigiamo verso il centro del paese fino a raggiungere il
primo villaggio. Fa male al cuore vedere la povertà di questa gente cosí bella e
nobile, ma è dificilíssimo poterli aiutare. Ci fermiamo a preparare i nostri
materiali per cominciare questa nostra grande aventura che stavamo sognando da
molti mesi. Preparo il mio mountainboard fatto da Bump & Jump ed il mio kite
Wipika da 13,5m² con un entusiasmo estremo, nonostante la logica paura per le
condizioni climatiche estreme che dovremo sopportare, oltre al forte caldo e la
sabbia troppo soffice. Le facce felici dei bambini a cui davamo un pò delle
nostre tavolette energetiche di Ultimate Stack ci regalano un pò di gioia e poi
il via, direzione Sud, attraverso il secco deserto della Mauritania e, come
desitno finale St. Louis in Senegal, a più di 400km di distanza.
Giorno 2:
Fin dall’inizio abbiamo cercato di stare lontani dalle dune, per non insabbiarci con le nostre minuscole mountainboard, che procedevano troppo lentamente e tendevano a insabbiarsi. La nostra guida ci ha condotto per sentieri tracciati dai vari nomadi in movimento e quindi con il fondo più duro. È molto bello questo sport, però, a differenza del Kitesurf dove il nostro corpo produce calore, ma il mare lo raffredda, con il mountainboard il calore del sole aumenta il calore corporale e siamo quindi costretti a fermarci spesso per bere intere bottiglie di acqua e gettarcela sulla testa e sulla maglietta. Inoltre, il casco e le varie protezioni mi scaldano ancora di più, ma non ho nessuna intenzione di toglierle, perchè spesso cadiamo e fa male. Durante le ore più calde siamo costretti a fermarci e riposarci nella nostra tenda.
Giorno 3:
Ci siamo svegliati prestíssimo per la temperatura insopportabile nella nostra tenda. Ieri abbiamo smesso molto tardi ed abbiamo piantato il nostro accampamento un pò in fretta, in una notte buia piena di stelle meravigliose. Senza accorgercene ci siamo avvicinati molto al mare che è a pochi chilometri. Decidiamo così di scendere la costa surfando in mare, invece delle mountainboard, anche perchè qui le piste erano troppo morbide ed iniziavano dune difficile da attraversare.
Che fresco tornare a surfare
nel mare! Christo ed io cerchiamo di stare relativamente vicini, durante questo
esilarante „down wind“ lungo il litorale della Mauritania. Inoltre andiamo ad
una velocità incredibile rispetto alle mountainboard, spinti da un vento termico
Nord-Nordovest, che soffia praticamente tutto l’anno su queste coste. Il vento è
„side shore“ rispetto alla spiaggia e ci consente di procedere surfando in
continuazione, con virate e controvirate in „fakie“ che però ci stancano a lungo
andare. Ogni tanto ci fermiamo per riposarci un pò e poi proseguiamo questa
corsa pazza sulle onde. Christo si esebisce in fantastici salti nell’aria ed io
cerco di imitarlo. È bellissimo dividere con lui questi momenti di adrenalina
massima.
Giorno 4:
Saliamo sul 4x4 di assistenza e ci incamminiamo al di la di dune impraticabili per raggiungere una spianata dura, che si estende quasi all’infinito. Immediatamente Cristo ed io gonfiamo le nostre ali e con il sistema della 5a linea decollo facilmente la mia Matrix Wipika di 13,5m². Scivolare qui è veramente fantastico, con velocità troppo spesso pericolose. Frenare è praticamente impossibile. Ma è esattamente questo che entrambi avevamo sempre sognato. Passiamo vicino ad un piccolo vilaggio di estrema povertà e di sovraffollamento umano. I bambini, dopo aver diviso con noi un pò di cibo e molte barrette energetiche Ultimate Stack, cominciano a giocare con i nostri mountainboard. È incredibile vedere questa estrema povertà, ripagata con una incredibile felicità e gioia di vivere. I bambini non hanno nulla, però sono estremamente felici ed in una forma invidiabile, imparagonabile con i bambini europei sovrappeso e privi di gioia di vivere. Qual’è allora il messaggio? Il consumismo distrugge la felicità? Qual’è allora la differenza fra la giustizia e quello che è giusto? Loro sono felici perchè ascoltano sempre i loro cuori. Cosa aspettiamo anche noi per imitarli?
Il calore estremo ci stanca molto ed il forte sole ci costringe a fermarci. Meno male che Bollé mi ha mandato degli occhiali con lenti speciali polarizzate che attenuano quasi completamente i forti riflessi.
Poi viene la sera e mi attardo
nel deserto da solo, a guardare il tramonto infuocato. Poi arrivano le stelle e
mi perdo con loro. I miei pensieri volano in alto e le stelle mi aiutano a
liberarmi dal peso delle mie colpe. Adesso capisco veramente perchè Gesù è
venuto nel deserto per meditare, solo in mezzo alla natura. Non cè nulla di
moderno o di materiale intorno a me. Soltanto qui riesco pienamente ad essere,
senza essere condizionato dall’avere.
Giorno 5:
La nuova superficie del fondo sul quale scivoliamo è perfettamente adattabile al nostro scivolare. Siamo anche diventati più abili nel pilotare ed io casco sempre meno. Siamo sempre più in forma e ci adattiamo sempre meglio a questo clima estremo, che ci aiuta ad avvicinarci sempre più alla natura ed alle sue leggi semplici, e all’amore e rispetto per quello che ci circonda, all’armonia. Questo è il messaggio che esce da questo sport, il kitesurf, che ci permette di ottenere l’armonia con gli elementi. Che sia su terra, fra le onde o sulla neve i kitesurfisti sono una grande comunità di appassionati, uniti dallo stesso desiderio di volare, di evadere, di sognare.
Mi sembra di essere ritornato nel mio corpo infantile, felice su questa piattaforma di terra dura, in questi grandi momenti di solitudine e di contemplazione.
Verso sera, finalmente, raggiungiamo le sponde del fiume Senegal, più verdeggianti. Il contrasto con l’aridità del deserto è enorme. Anche i colori, i rumori e gli odori sono diversi. Siamo entrambi in uno stato di pace e di serenità attraverso la contemplazione.
Domani seguiremo il corso del fiume in direzione di Rosso e poi verso il delta del fiume a St. Louis, que sarà la fase finale della nostra esperienza nel deserto.
Giorno 6:
Questa mattina Christo si è
svegliato con un forte male al ginocchio, dovuto al suo modo estremo di fare
kite. Prova sempre nuove figure e rischia al massimo. Io sono invece più cauto e
mi dedico sempre al freeride, anche con il mountainboard. Con sua grande
sorpresa ha scoperto che il tempo è cambiato radicalmente durante la notte. Un
banco di grosse nuvole ha ricoperto il cielo e l’Armatan, questo forte vento
dell’Est, che crea le peggiori tempeste di sabbia nel deserto, ha rovesciato il
nostro piccolo accampamento, trascinando con il suo soffio caldo le nostre cose.
Christo mi sveglia eccitatissimo e mi costringe, ancora assonnato, a preparare i
miei materiali, per approfittare al massimo di questo forte vento. Seguiamo
prima le sponde del fiume in mountainboard, ma è molto scomodo vista la
direzzione del vento e le forti raffiche di poppa. Ho un kite Wipika di 8,5m²
con linee di 20m, però il vento è troppo forte, mettendomi in una situazione
troppo pericolosa, facendomi cadere. Grazie alla 5a linea, riesco a sventare
completamente il kite, senza entrare in zona pericolo. Christo è d’accordo con
me. In pochi istanti cambiamo le mountainboard con i nostri surf e ci lasciamo
trascinare sull’acqua del fiume, senza essere cotretti a degli estenuanti bordi
contro vento. Christo è quasi sempre per aria e si esibisce in manovre estreme.
Lui mi ha insegnato questo sport meraviglioso e sono molto fiero che mi abbia
scelto come suo compagno di viaggio. Provo anch’io varie manovre, con la mia
tavola Mutant.
Sembrerebbe impossibile,
durante una simile avventura, riuscire anche a divertirsi, ma questo è sempre
stato l’obiettivo principale delle nostre scelte di vita e riusciamo ad
ottenerlo anche qui. La gioia è immensa e l’adrenalina è ad un livello
inimaginabile. Surfare e saltare nelle acque del fiume Senegal a 62 anni, questo
è il grande premio della mia eterna vita sana e frugale. Alla fine della
giornata traversiamo in kitesurf il fiume Senegal, raggiungendo l’altra sponda,
dove delle vacche incredule ci osservano ruminando. Il vento cala con la sera e
ci permette di recuperare in pace, gli sforzi di questa lunga indimenticabile
giornata.
Giorno 7:
Siamo
ripartiti con le gambe e le braccia un pò pesanti. Come sempre ieri abbiamo
proprio esaggerato, però questo fastidio fisico è ben poca cosa, paragonato alla
grande gioia di ieri. Il terreno è seminato di arbusti e di una vegetazione
diversa, che di certo non ci aiuta a scivolare senza problemi, e ci penalizza
anche nella
velocità.
Lo slalom intorno agli arbusti è un gioco divertente in mountainboard, ma il mio
pensiero è sempre corso avanti, oltre la fine di questa aventura.
Continuiamo a scivolare su delle piste un pò dure, cercando una direzzione accettabile, rispetto alla direzione del vento e, quando le piste finiscono, è sufficente di aumentare un pò la velocità, per passare in potenza.
A fine giornata passiamo attraverso il “bush” la frontiera senegalese, continuando ancora per qualche chilometro a zigzagare fra la vegetazione, per poi fermarci alle porte di St Louis. Siamo arrivati a destinazione!


















